La Sicilia è l’isola più grande del Mediterraneo e, situata proprio al suo centro, è anche la più ricca di influssi delle civiltà che si sono succedute sulle sue rive, da quella greca a quella araba, e di tutti i paesi europei che da dominatori – ma, a volte, anche innamorandosene – ne hanno detenuto la corona, dai Normanni, agli Svevi, ai Francesi agli Spagnoli.
Sponda sud dell’Europa, “ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione”, come dice lo scrittore Gesualdo Bufalino. E sono questi influssi opposti che ne hanno plasmato la cultura, i costumi, il paesaggio; insieme all’eterna contraddizione dell’anima siciliana fra due forze, che Bufalino chiama “la luce e il lutto”.
L’autore, siciliano della provincia di Ragusa, scrive che bisogna “ricordare al turista che, non solo sta varcando le soglie di un Paradiso, ma anche di un luogo d’ombra (…).







