Sicilia, l'isola plurale

La Sicilia è l’isola più grande del Mediterraneo e, situata proprio al suo centro, è anche la più ricca di influssi delle civiltà che si sono succedute sulle sue rive,da quella greca a quella araba, e di tutti i paesi europei che da dominatori – ma, a volte,anche innamorandosene –ne hanno detenuto la corona, dai Normanni, agli Svevi, ai Francesi agli Spagnoli . Sponda sud dell’Europa,“ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione”, come dice lo scrittore Gesualdo Bufalino. E sono questi influssi opposti che ne hanno plasmato la cultura, i costumi, il paesaggio; insieme all’eterna contraddizione dell’anima siciliana fra due forze, che Bufalino chiama “la luce e il lutto”. L’autore, siciliano della provincia di Ragusa, scrive che bisogna “ricordare al turista che, non solo sta varcando le soglie di un Paradiso, ma anche di un luogo d’ombra (…). È qui, al cimento di questa contraddizione, che la Sicilia vi aspetta. E come se, navigando fra Scilla e Cariddi, sul solco della nave due sirene affiorassero e vi tentassero con due lusinghe contrarie: una celeste, che parla di gelsomini d’Arabia, letizie di luna, spiagge simili a guance dorate; l’altra scura, infera, con mezzogiorni ciechi a picco sulle trazzere e sangue che s’asciuga adagio ai piedi di un vecchio ulivo. Nel rapporto fra queste due voci, nel loro incontro e scontro, consonanza e dissonanza, sta il segreto doloroso e la ricchezza della nostra storia”. Una storia che, insieme alla posizione geografica felice, fa della Sicilia un’isola plurale, quasi un continente, in cui non solo si trovano le più varie testimonianze di tutte le grandi stagioni dell’arte e della cultura europea, da quella classica al Rinascimento, al Barocco e al Liberty, ma in cui anche la natura, da un luogo all’altro, cambia del tutto aspetto.

Natura e paesaggi

Paesaggi marini molto diversi fra loro – dalle larghe spiagge dorate a quelle nere di sabbia vulcanica a quelle di ghiaia dal mare cristallino; dagli scogli accoglienti che contornano piccole calette azzurre a scogliere impervie alte sul mare blu cobalto – si alternano a paesaggi montani ricchi di boschi, come quelli dei Peloritani, dei Nebrodi e delle Madonie, monti a loro volta diversi dall’Etna, maestoso e solitario vulcano – il più alto d’Europa e il sito che più incuriosì e meravigliò i molti viaggiatori nordeuropei che dalla fine del Settecento vennero a visitare l’isola – da cui spesso la placida colata rosso fuoco della lava scende a rendere fertilissima la terra scura intorno a Catania. Al centro dell’isola, il paesaggio largo, fra morbidi rilievi e spazi pianeggianti, del latifondo siciliano, giallo di spighe e di pieno sole d’estate, verde d’erba e rosso di sulla in primavera: i luoghi del mito della dea del grano e dell’agricoltura, Demetra per i Greci, Cerere per i Romani. E, ancora diversa da tutto questo, fra la montagna costellata di palme nane e incantevoli calette marine, la prima delle molte riserve naturali istituite nell’isola: lo Zingaro, fra i faraglioni di Scopello e la spiaggia bianca di S. Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, ma non lontana da Palermo.

Tre Sicilie

Anticamente, la Sicilia era divisa in tre zone, corrispondenti ai vertici della sua caratteristica forma a triangolo: la Val di Mazara, la Val di Noto e la Val d’Emone, zone molto differenti sia dal punto di vista paesaggistico che dal punto di vista culturale, ma anche unite dal filo misterioso dell’identità siciliana. Nella Val di Mazara si trovano Palermo, la capitale, e Trapani, la città al vertice occidentale dell’isola; nella Val di Noto è Siracusa, il suo vertice meridionale; nella Val d’Emone Messina, il vertice di nord – est, fra due mari, il Tirreno e lo Jonio.

Una finestra sull'Italia

Ma è lasciando la Sicilia attraverso lo stretto di Messina - la città più vicina alla punta sud della penisola italiana, separata da essa solo da uno stretto braccio di mare - che si rimane incantati di fronte a quello che è forse il panorama più straordinario dell’isola: un anfiteatro di colline che sovrastano la città e guardano la costa calabra, al di là di un mare argenteo su cui sono fioriti molti antichi miti. Messina è la terza punta del triangolo che dà un’identità inconfondibile a un’isola unica per la sua pluralità, la sua stratificazione di culture e la varietà e bellezza della sua natura. Date retta a Wolfgang Goethe, che scrisse “Senza vedere la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto”.